Non avevo mai letto niente di Fruttero & Lucentini nonostante nella mia biblioteca, grazie a mia moglie, di loro titoli ce ne fossero un po’. Come si fa ad arrivare a 57 anni senza aver mai letto questo libro?

Scritto in una lingua pressoché perfetta, con una capacità di rimanere leggermente appoggiati alla storia riuscendo a carpirne ogni più piccola sfumatura, questo romanzo giallo indaga nella vita dei quasi-personaggi, abbastanza popolari da non poter dire di non conoscerli, ma abbastanza marginali da non meritarsi di stare in prima fila. Li usano degli altri, che potremmo chiamare quasi-snob, per metter su un loro teatrino dove recitano inconsapevolmente coloro che non si vorrebbero imitare: ma hai visto come è vestito quello lì?
In un microcosmo che sta in una città, Torino, quasi metropoli, ma anche no, si snoda una vicenda che racconta di come il commissario Santamaria cerca il responsabile dell’omicidio dell’architetto Garrone, il cui ultimo lavoro che si conosca è di vent’anni prima. Santamaria ha a che fare, durante l’indagine, con una schiera di personaggi riservati fino all’omertà che gli fanno desiderare di rinascere psicoanalista, una professione per la quale si viene addirittura pagati per farsi raccontare le cose.
Io l’ho letto con grande piacere. Non ho le capacità di Fruttero o Lucentini per invogliarvi a passarci un po’ di tempo insieme, ma se volete farlo potete acquistarlo seguendo il link qui sopra. Se lo farete darete anche una mano a raccogliere fondi per questa raccolta.