Ho tradotto questo articolo dalla rivista scientifica Sports Medicine del febbraio 2007. Penso anche alle conseguenze che la maratona ha rispetto a questo coronavirus: saremmo a rischio maggiore?

Molti componenti del sistema immunitario mostrano cambiamenti in peggio dopo uno sforzo fisico come quello che si fa correndo una maratona. Questi cambiamenti immunitari si verificano in diversi compartimenti del sistema immunitario e del corpo (ad es. pelle, tessuto mucoso del tratto respiratorio superiore, polmoni, cavità peritoneale, sangue e muscoli).

Di tutte le cellule immunitarie, le cellule natural killer (linfociti NK), i neutrofili e i macrofagi (del sistema immunitario innato) mostrano i maggiori cambiamenti in risposta alla competizione della maratona, sia in termini di numero che di funzione.

Sembra che siano coinvolti molti meccanismi, inclusi cambiamenti indotti dall’esercizio fisico nelle concentrazioni di ormone dello stress e citochine, variazioni della temperatura corporea, aumenti del flusso sanguigno e disidratazione.

Durante questa “finestra aperta” della disfunzione immunitaria (che può durare tra le 3 e le 72 ore, a seconda dell’individuo), virus e batteri possono prendere il sopravvento, aumentando il rischio di infezione subclinica e clinica.

Dalle varie contromisure nutrizionali e farmacologiche alle perturbazioni immunitarie indotte dalla maratona che sono state valutate finora, l’ingestione di bevande a base di carboidrati durante l’esercizio intenso e prolungato è emersa come la più efficace.

Tuttavia, l’ingestione di carboidrati durante una maratona attenua gli aumenti delle citochine plasmatiche e degli ormoni dello stress, ma è in gran parte inefficace contro i cambiamenti in altri componenti immunitari tra cui la soppressione della funzione dei linfociti NK e T e la produzione di IgA salivare.

Altre contromisure, come glutammina, integratori antiossidanti e ibuprofene, hanno avuto risultati deludenti e quindi la ricerca di agenti associati ai carboidrati continua.