Incipit: Quando l’alba tirò fuori dalla notte e dalle pioggia i contorni delle cose, se qualcuno fosse passato avrebbe visto il cane e il bambino ai piedi dello scalone monumentale che portava a Capodimonte. Ma sarebbe stata necessaria grande attenzione: a stento si distinguevano, nella luce incerta del primo mattino.

Quando viene trovato il corpo del bambino, si presume che sia un’altra tragica vittima dela povertà e della fame. Il commissario Ricciardi no, ma anche lui è confuso perché il suo solito “dono”, se non avete mai letto un libro con lui protagonista non vi svelo quale, non fornisce la solita indicazione che si tratti di una morte violenta. Con l’imminente visita di Mussolini alla città di Napoli, i suoi superiori vogliono che non ci siano indagini su gravi crimini, così Ricciardi decide di andare in vacanza e, da solo, trovare le risposte durante questa settimana della celebrazione dei morti.

Il Commissario Ricciardi è uno di quei rari personaggi che rimangono con te molto tempo dopo aver finito un libro. Non a causa del suo dono, o forse dovremmo meglio definirla maledizione, ma perché non si può immaginare come sarebbe vivere possedendolo. A causa dei personaggi secondari, il brigadiere Maione, il suo secondo che non lo capisce sempre ma lo sostiene sempre, il Dottor. Bruno Modo, il patologo e l’unica persona che porta umorismo al taciturno Ricciardi, Rosa, la tata dell’infanzia di Ricciardi che è rimasta con lui e si è presa cura di lui fino all’età adulta, e che si preoccupa di chi se ne prenderà cura quando se ne sarà andata, le due donne intorno a lui, una ricca donna che crede di amarlo, una donna povera che vive ad una finestra di distanza da lui e lo ama, e persino l’informatore di Maione, Bambinella. È l’equilibrio che risolve il crimine, scatenato dalla vita personale e dalle lotte interne di Ricciardi, e dalle politiche del giorno che rendono questa serie così memorabile.

Maurizio De Giovanni ha un uso meraviglioso del linguaggio con il quale ci rappresenta la città di Napoli, buona e cattiva. Apprendiamo di Napoli negli anni ’20 e di un’antica tradizione legata alle mandorle della Giordania dopo la morte di un bambino. Ci rende anche dolorosamente consapevoli della capacità degli esseri umani di essere crudeli. ”Ricciardi rabbrividì. Stava trovando sempre più i morti meno spaventosi dei vivi. ” Attraverso Maione, De Giovanni porta anche un’idea dei lettori: “I bambini che vivono per strada erano i bambini di qualcuno; in effetti, erano i bambini di tutti”. L’immaginifico scambio di lettere tra Riccardi ed Enrica, la donna dall’altra parte del vicolo, aggiunge un tocco dolce a una storia triste e oscura.

Le prospettive e le descrizioni dell’autore sono evocative al punto in cui ci si ritrova a rileggere i passaggi per il puro piacere di farlo.