Per noi che corriamo, corriamo i lunghi, i lenti, le ripetute, i piramidali, i progressivi, le andature, gli allunghi, per noi, la domenica, non è un giorno come gli altri. Durante la settimana, con il lavoro, le preoccupazioni, i contrattempi, le cose si fa in modo che vadano bene. Si rinvia, si modifica, a volte si rinuncia sapendo che niente è insostituibile. La domenica no.

C’è chi ha una competitiva alla settimana, chi va una volta sì e una no, chi una volta al mese, chi spara tutto in una sola gara a stagione. Quello che hai deciso per la domenica, cascasse il mondo, si fa.

Questo però è un periodo eccezionale. Non sappiamo quanto durerà. Non sappiamo se potremo tornare a fare ciò che ci piace. Siamo consapevoli che non ci potrà essere una gara, ma nemmeno una tapasciata a giugno, neanche a luglio, credo. Abbiamo ormai dubbi anche sulla maratona di Venezia a ottobre, di Firenze a novembre e di Pisa a dicembre.

Allora queste domeniche, le domeniche della quarantena, stiamo ad occhi chiusi, con il naso fuori della porta, ad annusare l’odore dell’asfalto, a sentire il fresco dei monti che arriva da lontano. Gli occhi chiusi ci fanno vedere i percorsi sui quali avevamo programmato di andare, nelle orecchie il suono dell’ansimare tenuto a ritmo, il battito cardiaco accelerato a 120, quello di una corsa blanda ma rigenerante, che ci fa pensare alla libertà che abbiamo perso.

Non ci importa di quello che in tanti dicono di noi, quei tanti che non hanno capito che il problema non è la corsa, le passeggiate, i bimbi o i cani fuori. Il problema è la spesa che siamo costretti a fare, è andare al lavoro, magari prendendo i mezzi pubblici per arrivare, il problema è non riuscire, tante volte, anche volendo, a mantenere quel metro o anche di più da mantenere da tutti gli altri. Il problema è la vicinanza, proprio oggi che dovremmo e vorremmo stringerci tutti insieme in un grande abbraccio per dirci che ce la faremo, che insieme ne usciremo.

I nostri pensieri, quelli di noi podisti, poco avvezzi a sentire la fatica, corrono e noi con loro. Perché finirà, cristo finirà e la domenica tornerà ad essere quella che ogni notte sognamo.