Molti di noi, malati di corsa, si chiedono come sarà tornare a correre dopo il periodo del lockdown. Non mi sto riferendo alla corsa nelle vicinanze di casa che molti stanno continuando a fare, o alla ripresa degli allenamenti per preparare, che so, una maratona o una mezza. Mi riferisco a quando potremo riallacciare le nostre scarpe per andare a correre una competitiva.

Il momento cruciale di questi eventi è la partenza, quando centinaia se non migliaia di podisti si preparano alla corsa, indipendentemente dalle loro capacità od ambizioni. Chi fa stretching, chi qualche saltello, chi un allungo o due. Ma tutti stanno rigorosamente vicini in attesa dello start, dello sparo.

Dopo un periodo in cui la necessità è di rimanere a distanza di un metro o due dagli altri, come faremo a rimetterci vicini ad annusare i nostri afrori?

È brutto dirlo con tutti i morti che abbiamo avuto e gli ospedalizzati e gli infetti in genere. I dati ufficiali ad oggi 12 di aprile, dicono che durante questa pandemia si sono infettate poco più di 150 mila persone. Sappiamo che questo numero è sottostimato, per ragioni che in questo momento non ci interessano. Ammettiamo che i reali infettati siano stati 10 volte tanto ovvero 1 milione e mezzo, mettiamo che abbia ragione quello studio tedesco che dice che in Italia ci sono al momento 3 milioni che hanno o hanno avuto il virus. Si tratta comunque del 2,5-5% della popolazione e tutti abbiamo ormai imparato che per arrivare alla cosiddetta immunità di gregge dovremmo arrivare almeno all’80% della popolazione, 50 milioni di persone. Quanto tempo ancora ci vorrà?

Ricordate i primi giorni di questa situazione? Ricordate che il primo malato di Codogno il 2 febbraio aveva corso, c’ero anch’io, la mezza maratona delle sue Perle tra Santa Margherita Ligure e Portofino? Quanti hanno avuto paura che quell’evento avrebbe potuto diffondere l’epidemia in mezza Italia? Allora, con 55 milioni di italiani non diagnosticati, quanti saranno i podisti che naturalmente contrarranno il virus e saranno asintomatici e lo attaccheranno agli altri sulla linea di partenza? Potrebbero, le partenze delle gare podistiche, essere la causa dell’inizio di nuovi focolai? Le autorità, sono sicuro, stanno già pensando a questa cosa, e quando, forse, il 3 maggio ricomincerà ad aprire qualcosa, e ci saranno cose che ripartiranno prima ed altre dopo, io mi aspetto che la possibilità di fare una gara podistica sarà tra le ultime cose che verranno ripermesse. Per questo tutti gli organizzatori di manifestazioni che sono state riprogrammate da questa primavera al prossimo autunno probabilmente saranno doppiamente delusi dei loro sforzi.

Io, come sapete, ed è il motivo per cui a gennaio ho aperto questo blog, sono iscritto alla prossima maratona di New York del 1 novembre. Mancano ancora 7 mesi. Di natura sono ottimista, ma per carattere sono anche realista. Non so cosa succederà, non ho la palla di vetro né le competenze epidemiologiche per fare previsioni. Però la vedo grigia, né bianca né nera.