“È il cervello, non il cuore o i polmoni ad essere l’organo critico. È il cervello.” Questa era la convinzione di Sir Roger Bannister che era convinto che i nostri corpi sono capaci di molto di più ma il nostro cervello ci dice di fermaci prima di arrivarci.

In un recente esperimento, condotto presso la Northumbria University, i ricercatori hanno chiesto a un gruppo di ciclisti di pedalare più forte che potevano sui rulli con la bicicletta per 4.000 metri. Hanno poi ripetuto la corsa più tardi e hanno avuto un’idea di ciò che pensavano fossero i loro limiti. La seconda volta infatti, sono stati quindi messi in una gara contro un avatar, una figura di un ciclista sullo schermo di un computer messo di fronte a loro. Ad ogni ciclista sono stati mostrati due avatar. Uno erano se stessi in quel momento, che si muovevano lungo un percorso virtuale al ritmo con cui stavano effettivamente pedalando sulla bicicletta. L’altra figura si muoveva più velocemente, ma i ricercatori hanno detto al ciclista che l’avatar si stava muovendo allo stesso ritmo del miglior sforzo del ciclista analizzato durante la prima prova.

In effetti, il secondo avatar era stato programmato per correre più velocemente di quanto il ciclista avesse mai fatto – usando il 2% di potenza in più, il che si traduce in un aumento dell’1% della velocità.

Messi a correre contro quello che pensavano fosse il loro miglior tempo, i ciclisti si adeguavano ai loro avatar e quindi pedalavano in modo significativamente più veloce di quanto non fossero mai stati capaci prima. I ricercatori avevano indotto i ciclisti a correre più velocemente.

Quindi cosa limita la velocità con cui è possibile correre? È la stanchezza fisica o è qualcosa nel cervello che ci dice “basta basta”? È la fatica nei muscoli o è il cervello programmato per ridurre l’intensità dell’esercizio se si sta dirigendo verso livelli che riteniamo troppo alti? Tim Noakes, professore di Scienze motorie e sportive presso l’Università di Città del Capo, ha proposto l’esistenza di un “governatore centrale” nel cervello, che determina il nostro ritmo e il nostro impegno.

Sembrerebbe che i nostri corpi siano in grado di correre più velocemente di quanto la nostra mente vorrebbe farci credere e che abbiamo un “serbatoio di riserva” di energia a cui possiamo attingere se crediamo di correre entro i nostri limiti. Il nostro cervello, tuttavia, ci farà conservare questo a meno che non possiamo ingannarlo.