Leggere questo libro oggi, a distanza di tre anni dalla sua uscita, ti fa chiedere se qualcuno abbia la capacità davvero di prevedere il futuro. Si parla infatti di un virus che genera una malattia che i protagonisti del libri chiamano “la Rossa”, a causa delle macchie che appaiono sulla pelle. Non siamo esattamente nelle condizioni di covid-19, ma comunque ci pensi. Non c’è cura e una morte orribile è il risultato inevitabile una volta che colpisce, raggiunti i 14 anni. Infatti ha ucciso tutti, tranne i bambini sotto i 14. Questa è, forse, l’unica buona notizia.

L’anno è il 2020, che coincidenza. Anna ha tredici anni e vive in Sicilia con suo fratello minore, Astor, per Astor Piazzolla. I suoi genitori sono morti – tutti gli adulti sono morti. Sua madre aveva avuto la premura di scrivere le istruzioni a cui i bambini avrebbero dovuto attenersi prima che la pandemia raggiungesse la sua porta: cosa fare del suo corpo una volta che fosse passata e, cosa ancora più importante, dare una istruzione, insegnandoli a leggere, al fratello minore.

Anna e il fratello iniziano un viaggio che è un’avventura, che li porta nel luogo dove vivrebbe una adulta sopravvissuta, la Picciridduna. Lungo la strada incontrano altri bambini, tutti affamati e molti ostili e persino violenti. È un mondo difficile. Molti si imbattono in teorie su come curare la malattia, ognuna più strana e apparentemente meno probabile della precedente. Possono trovare un modo per salvarsi? Chissà. Anna è determinata a provarlo.

Il libro è avvincente, stimolante, triste, eppure stranamente edificante. Mi è piaciuto molto e spero che molti altri lettori diano un’occhiata da vicino a questo libro.