Chi semina vento, raccoglie tempesta. Questa frase la conosciamo tutti e tutti sappiamo che è una metafora che ci mette in guardia dalle nostre azioni e dai nostri comportamenti. In questo libro il vento è l’astio nei confronti degli immigrati, anche se la protagonista del romanzo, Shirin, non è un’immigrata nel vero senso del termine. Gli immigrati che si odiano sono poi quelli di religione islamica, e Shirin è una persiana (quindi non un’araba) atea dirigente di una importante azienda di articoli sportivi in Francia. Ma tutto ciò non importa agli occhi delle persone che la incontrano quando lei segue suo marito Giacomo in una valle del nord Italia. I pregiudizi la rincorrono fino a trovare la morte. Suo marito è coinvolto e viene rinchiuso in un carcere di massima sicurezza nel quale il suo avvocato d’ufficio gli chiede di scrivere cosa si ricorda di ciò che è successo. Noi leggiamo quello che lui scrive.