Un libro molto divertente sulla gravidanza di una donna a cui la società non vuol riconoscere il diritto di avere un figlio.

Giulia infatti è una donna lesbica e nonostante oggi abbiamo le unioni civili (ma al tempo in cui il libro è ambientato le unico civili non c’erano ancora), non le viene riconosciuta la possibilità di procreare facendo ricorso all’inseminazione artificiale. Infatti la fecondazione eterologa non era ancora permessa.

Non si tratta però di un saggio per denunciare l’arretratezza del sistema italiano sul riconoscimento dei diritti civili, ma di un romanzo dall’intento ironico, che descrive le peripezie per riuscire a raggiungere quel traguardo ricorrendo a cliniche estere.

Pur con questo intento divertente, a me il romanzo è piaciuto il giusto. Nel senso che, secondo me, ci sono alcune parti ripetitive e, per me, alcune assolutamente insopportabili, come il capitolo tutto scritto in rima…

Fossimo a scuola e dovessi dare dei voti, il mio sarebbe un sei di incoraggiamento.