Il titolo del libro può sembrare un po’ bizzarro, ma davvero la stroria ha a che fare con un abito di lana di Manchester e di una mucca palestinese che viene presa come mucca ebrea e cambia per sempre la vita delle persone coinvolte.

Un libro sulla Palestina, su come la vita delle persone cambia nel momento in cui gli inglesi decidono di lasciare quella terra, e in base alla risoluzione n. 181, il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvava il piano di partizione della Palestina che prevedeva la costituzione di due Stati indipendenti, uno ebraico e l’altro arabo.

Non è un libro di storia, c’è invece la storia di due ragazzi. Uno, Subhi, che nonostante la giovane età, è il miglior meccanico della città. Riesce a risolvere un grosso problema con la pompa che dà l’acqua ad un importante aranceto che fa la ricchezza di uomo d’affari palestinese, e questi decide che il ragazzo si merita un abito di sartoria inglese. Con questo abito sogna Subhi di sposare Shams.

Shams, dopo l’attacco israeliano del 1948, perde i genitori e viene adottata, in seme alle due sorelle, da una famiglia il cui padre è palestinese ma la madre ebrea. Sono però costretti a fuggire perché le autorità palestinesi non voglio che quelle bimbe siano allevate da una madre ebrea.

Un libro intenso, molto ben scritto, che apre uno spiraglio alla comprensione di quello che oggi è quella parte del mondo. Certo, occorrerebbe leggere le vicende anche dall’altra parte. E lo farò.