Ci sono stati anni, molti anni fa, in cui attendevo con trepidazione l’uscita dei libri di Andrea de Carlo. Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno (quanto mi piacque Macno), Yucatan, Due di due, Tecniche di seduzione (me lo regalò Serena), Arco d’amore, Uto.

Poi non mi piacque Di noi tre, e neppure Nel momento, e smisi di comprare libri di De Carlo. Ho letto Giro di vento, Leielui, ma niente, non mi ha più preso.

Poi in casa è arrivato Pura vita, e facendo prendere dai ricordi ho cominciato a leggerlo.

De Carlo è un professionista, non si può dire che scriva male, ma la mia impressione è che scriva da artigiano e non da artista. Non voglio offendere gli artigiani, fanno cose molto belle, ma non fanno quasi mai cose che possiamo chiamare arte. Ecco, De Carlo, per me, è diventato così. I suoi libri si leggono ma senza nessuna vera sorpresa o trasporto. Probabile che una persona che non ha mai letto prima qualcosa di suo se ne innamori, ma chissà se durerà.

Ricordo che se acquisterete questo libro cliccando sul link qui sopra, contribuire con una piccola cifra alla mia raccolta fondi per Shoe4Africa, senza che il prezzo per voi cambi.