Chi segue o ha seguito queste pagine lo scorso anno, sa che mi ero iscritto alla Maratona di New York 2020 grazie ad una charity, Shoe4Adfrica. Le charity ricevono dagli organizzatori delle maratone internazionali una serie di pettorali che poi a loro volta mettono a disposizione di coloro che si impegnano a raccogliere una certa cifra da donare loro in beneficienza.

La maratona di New York chiede alle charity 575 dollari per pettorale. Le charity americane chiedono ai podisti di raccogliere almeno 3000 US$ per dare loro la possibilità di correre la maratona più richiesta al mondo, in modo da avere una cifra interessante da usare per i loro progetti. Shoe4Adfrica, per esempio, sta costruendo un ospedale oncologico pediatrico in Kenia che verrà inaugurato proprio quest’anno, anche se già opera in quella parte dell’Africa.

Con l’annullamento dello scorso anno le cose si sono complicate non poco per queste organizzazioni, perché molti, visto che la maratona non si sarebbe corsa, hanno rinunciato a fare la raccolta fondi e quella che per molte di esse era la quasi sola fonte di finanziamento si è prosciugata. Non ci sono in USA gli SMS solidali, che è una pratica solo italiana.

Io ho comunque continuato la mia raccolta e, ad oggi, ho raccolto e già versato 2000 dollari. Avevo ed ho ancora in progetto di fare diverse iniziative che mi permetteranno di arrivare alla cifra target, ma fino a che la pandemia non ci darà tregua ogni iniziativa è sospesa.

Oggi però arriva la comunicazione dagli organizzatori newyorkesi che entro una settimana dobbiamo decidere che fare della nostra partecipazione. Ho già pagato lo scorso anno il mio pettorale per correre nella grande mela, 358 US$. Non ho voluto il rimborso del pettorale ed adesso devo scegliere se intendo correre quest’anno, nel 2022 o nel 2023. Non avrò nessuna garanzia del fatto che soddisferanno la mia scelta, ma le cose stanno così.

Quello che mi sorprende è che se qualcuno che, come me, aveva scelto di andare a correre usando la possibilità data da una charity, e per caso decidesse di volere il rimborso della quota di iscrizione già pagata, gli organizzatori della maratona di New York non daranno indietro un singolo penny alla charity cha ha già sborsato i 575 dollari. La maratona di Chicago invece, che utilizza questo stesso meccanismo, ridà indietro i soldi chiesti se un runner rinuncia a partecipare. Io capisco il business, ma mi sembra un modo di ragionare poco consono a chi professa di fare queste cose per il bene delle associazioni di volontariato.

Tant’è. Oggi prenderò la mia decisione. Spero di riuscire ad avere quello che desidero. Intanto voi, se potete, contribuito con una piccola donazione cliccando sul pulsante che c’è qui a destra nella pagina.